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Condizionatore del ristorante rumoroso, cosa fare?

È possibile eseguire una perizia per valutare il rumore prodotto dal condizionatore, ma la rimozione non è certa.

Avv. Alessandro Gallucci 
17 Lug. 2024

Bilanciamento è la parola che va tenuta in considerazione quando si parla di rumori conseguenti ad attività produttive e riposo delle persone: ciò vale anche se il condizionatore rumoroso è di un ristorante.

Grazie al quesito di un nostro lettore, che riportiamo qui di seguito, affronteremo in termini concreti la questione della rumorosità dei condizionatori dei ristoranti e vedremo come la loro rimozione non sia poi così scontata, non solo per la necessità di una prova concreta del rumore, ma anche per le esigenze cui il marchingegno serve.

Qui la questione e la domanda:

"Buongiorno, vi scrivo per sapere cosa posso fare in merito al condizionatore del ristorante al piano terra del mio condominio: è rumoroso. Io vivo al secondo piano, ma i vicini del quinto mi dicono che anche da loro il rumore è fastidioso.

Il problema si avverte l'inverno, ma l'estate, lasciando le finestre aperte (io non voglio condizionatore in casa!) diventa insostenibile, rumoraccio fino alle due di notte.

Cosa posso fare? Chiamare l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente? Un mio tecnico? I vigili urbani? Datemi qualche indicazione, per favore".

La problematica dei rumori consente l'attivazione della tutela in sede civile (azione inibitoria ed eventuale causa risarcitoria), amministrativa (misurazione dei rumori prodotti ai fini dell'elevazione delle sanzioni) e financo penale (art. 659 c.p. Disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone).

Cionondimeno, ad avviso di chi scrive, nel caso descritto, ferma restando la possibilità di dare un input ai procedimenti amministrativo e penale, il problema può trovare una più efficace soluzione a livello civile; vediamo perché.

Condizionatore del ristorante rumoroso, le soglie di legge

Esistono delle soglie di rumore che non posso essere superate. Le individua il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) 14 novembre 1997, che da attuazione alla legge 26 ottobre 1995, n. 447, recante "Legge quadro sull'inquinamento acustico".

Per quanto qui d'interesse, è bene comunque tenere a mente una distinzione, tra emissioni rumorose, ed immissioni intollerabili.

In tal senso, la Corte di Cassazione, ha avuto modo di affermare che "agli effetti dell'art. 844 c.c., non è dato dalle "emissioni" (rilevanti ai diversi fini della generalizzata accettabilità ambientale), bensii dalle "immissioni", con la conseguenza che la valutazione della normale tollerabilità, intesa quale limite legale all'esercizio delle facoltà di godimento della proprietà immobiliare, non può che essere riferita al luogo in cui le "propagazioni" vengano percepite da coloro che fruiscono del bene, in conformità alla destinazione propria dello stesso, e non anche alla relativa fonte di provenienza" (Cass. 12 aprile 2011 n. 8367).

Le emissioni possono anche essere regolari, ma la loro percezione nel luogo di riscontro (di immissione) essere intollerabili. Del pari emissioni fuori norma (e quindi sanzionabili) possono non essere intollerabili se il luogo di percezione e lontano a tal punto da rendere quelle immissioni tollerabili.

Il riscontro, quindi, va fatto in concreto, guardando cioè al nocumento reale per chi percepisce quei rumori.

Condizionatore del ristorante rumoroso, il diritto al riposo

Come abbiamo avuto modo di affermare in più di un'occasione, la Corte di Cassazione, nel pronunciarsi in materia di attività rumorose e (in)tollerabilità delle immissioni ha avuto modo di affermare che non esiste un diritto al silenzio assoluto.

È stato così affermato che "il limite di tollerabilità non è assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, secondo le caratteristiche della zona, per cui tale limite è più basso in zone destinate ad insediamenti abitativi, ma è anche vero che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore. In altri termini, il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile.

La normale tollerabilità, poi, va riferita alla sensibilità dell'uomo medio, Non si può, infine, non tenere conto della durata continua o della occasionalità delle immissioni sonore.

Nella specie i giudici di merito, ritenendo scarsamente percepibili le immissioni di rumore, hanno tenuto conto di tutti gli elementi essenziali (il rumore della ventola d'aspirazione era percepibile solo nelle ore serali o notturne; la ventola era situata in immobile addirittura non confinante con quello della attrice e funzionava solo quando veniva usato il bagno, per eliminare i cattivi odori)" (Cass. 11 febbraio 2011 n. 3440).

Il caso risolto nella sentenza citata contiene sicuramente elementi indicatori utili per la questione sottopostaci dal nostro lettore: orario delle immissioni, loro pervasività anche in relazione alla lontananza del luogo di percezione, ecc.

Condizionatore del ristorante rumoroso, la tutela inibitoria

Per quanto esposto fino ad ora possiamo trarre due conclusioni:

  1. non necessariamente la rumorosità sopra soglia può essere considerata intollerabile;
  2. non esiste il diritto al silenzio assoluto, ma il diritto a non essere circondato da rumori molesti.

Ecco perché, ad avviso di chi scrive, per risolvere la situazione non è tanto efficace domandare una verifica ambientale agli enti pubblici (strada comunque sempre percorribile), ma attivare in sede civile la tutela inibitoria che abbia come scopo il blocco di quella fonte rumorosa, ovvero il suo esercizio in guida a non recare quel fastidio intollerabile: ricordiamo infatti che anche in sede civile non sono sanzionate con l'inibizione ex art. 844 c.c. le immissioni che non abbiano carattere intollerabile.

Condizionatore del ristorante rumoroso, attenzione al regolamento contrattuale

Come si diceva in principio, un'importante verifica va svolta considerando il contenuto del regolamento di condominio; questo, se di origine e natura contrattuale può contenere disposizioni limitative dell'uso delle parti comuni e della destinazione delle unità immobiliari di esclusiva proprietà.

Tradotto con riferimento al caso che ci occupa: il regolamento potrebbe (alternativamente o cumulativamente):

  1. vietare la destinazione delle unità immobiliari ad attività ristorative;
  2. vietare l'allocazione di unità esterne di condizionatori su parti comuni.

L'insieme delle considerazioni svolte ci induce ad indicare al nostro lettore di seguire la strada della tutela civilistica, fermo restando il contenuto del regolamento, al fine di ottenere l'inibizione dell'uso dell'impianto intollerabilmente (se fosse accertato tale) rumoroso, ovvero l'approntamento di cautele idonee a smorzarne la fastidiosità.

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